QUATTRO LEGGENDE CANTATE DAI POOH

incaQuattro leggende antiche cantate dai Pooh: due di esse ricordano le atrocità subite dai nativi d’America, una racconta di un aborigeno australiano ed una di Attila, Re degli Unni.


di Giulio Simeone

Roma, martedì 8 marzo 2016


Nel corso della loro cinquantennale carriera, i Pooh hanno spesso dedicato le loro canzoni a leggende antiche. In particolare, alcune di queste leggende ricordano i genocidi che hanno subito determinati popoli, e che sono spesso sottovalutati dai libri di storia, quanto meno messi in secondo piano rispetto ad altri, sia pur orrendi, genocidi. Roby Facchinetti racconta l’esperienza che per prima ispirò questo filone della musica dei Pooh: “Era il 1977, eravamo a Montreal per il nostro tour americano, e fummo portati per la prima volta all’interno di una riserva indiana, a un centinaio di chilometri dalla città. Lì c’era una tribù i cui componenti vivevano ancora secondo le usanze di duecento anni prima. Tra l’altro fu una delle nostre più belle esperienze, perché fummo loro ospiti durante una loro festa tradizionale, molto bella e colorata…“. Evidentemente in quell’occasione i Pooh sono entrati in empatìa con i nativi d’America, ed hanno deciso di ricordare con la loro musica tutte le atrocità subite dai loro antenati. Altre volte invece hanno ripreso leggende medievali. Qui di seguito riportiamo quattro canzoni ispirate a leggende antiche: due di esse (“Inca“, “L’ultima notte di caccia”) narrano appunto l’uccisione di nativi americani, una di esse (“La leggenda di Mautoa”) narra la storia di un aborigeno australiano, ed un’altra (“L’ aquila e il falco”) narra una leggenda medievale ispirata ad Attila, Re degli Unni. Per ciascuna di queste canzoni, abbiamo riportato un sintetico commento, un video e un link al testo.

1. La leggenda di Mautoa

Questa bellissima e struggente canzone racconta la vicenda di un aborigeno australiano che verosimilmente si trovava in una condizione di estrema solitudine: una sera, parlando da solo, sente l’eco della sua voce ed ha l’illusione che si tratti della voce della sua amata. Quindi si mette a cercarla per mari e per monti, ma non la trova e alla fine smette di sentire anche il suono dell’ eco. Il testo è ricco di riferimenti alla natura, che in qualche passo viene anche personificata (“la sua storia alla luna raccontò”, “l’eco senza cuore non gli rispose mai più”). Al di là del contesto ambientale nel quale si trova l’aborigeno, emerge anche il tema della solitudine nella quale spesso gli uomini rimangono intrappolati, ripreso diversi anni dopo con il grande successo “Uomini soli“, che abbiamo discusso ampiamente in quest’articolo.

Il testo de “La leggenda di Mautoa”


2. L’ aquila e il falco

Questa è invece una leggenda medievale, dove la Morte sfida Attila, Re degli Unni, in una singolare scommessa: si fanno volare un’aquila e un falco e, nel caso il falco riesca a volare più in alto dell’aquila, la Morte porterà il sovrano con sè. La Morte si presenta come una donna molto attraente, ma Attila non si fa ammaliare, le dice di essere ben consapevole che “nel tuo castello oro non c’è” e “non c’è sangue dentro di te”. Alla fine l’aquila ed il falco finiscono per volare appaiati e quindi la Morte si fa temporaneamente da parte: sia lei che Attila, però, sanno bene che un giorno dovrà tornare.

Il testo de “L’aquila e il falco”


3. L’ultima notte di caccia

Il tema di questa canzone è in un certo senso simile a quello della canzone precedente: anch’essa racconta la storia di un uomo che viene attirato in una trappola mortale da una figura femminile, questa volta però reale. Il malcapitato è un indiano d’America, che viene descritto come forte e coraggioso, ma che al contrario di Attila, cede al fascino della “donna dei bianchi” ed alla fine viene trafitto dallo sparo di quelli che evidentemente erano i complici della donna. Uno stratagemma vile e crudele come del resto tanti altri metodi di sterminio messi in atto dagli invasori bianchi, che arrivavano, ad esempio, ad uccidere i bisonti per togliere agli indiani una fonte primaria di cibo. Il ritmo della canzone è veloce ed incalzante a sottolineare il rapido evolversi dell’azione.

Il testo de “L’ultima notte di caccia”


4. Inca

Anche questa canzone evoca terribili massacri compiuti a seguito della scoperta del Nuovo Continente, in questo caso per mano dei conquistadores spagnoli ai danni della civiltà degli Inca. Protagonista è un indio che sembra non voler credere al male che possono fargli gli spagnoli: quando vede le loro navi minimizza “chi viene dal niente nemico non è”  e anche quando si trova davanti i soldati proclama di essere invulnerabile “mille volte puoi colpirmi e non cadrei”. Ma alla fine cade, e i soldati se ne vanno con le navi cariche d’oro e “con il permesso di Dio”, quest’ultimo verso ci ricorda tristemente tutte le guerre che sono state combattute in nome della religione. Questa canzone dipinge la sorpresa e l’incredulità che, secondo molte fonti, colse i nativi americani quando iniziarono a subire le efferatezze degli europei, che inizialmente avevano accolto in modo amichevole.

Il testo di “Inca”


 

Giulio Simeone

Pubblicato da Giulio Simeone

Giulio Simeone is a web journalist based in Rome, Italy. He graduated in Mathematical Sciences in 2002, then he worked several years as a software developer and later, around 2010, began to turn his efforts to journalism. Now he writes for the web magazines www.sociale.it and www.socialplace.it, that are published by the company he works for. He speaks fluent Italian, English, and Spanish, his e-mail address is [email protected]

2 Risposte a “QUATTRO LEGGENDE CANTATE DAI POOH”

    1. Grazie Antonio, mi ricordo che avevi già commentato un mio articolo qualche settimana fa!

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