L’ORIGINE DI UN SOGNO

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Il giorno del mio primo “incontro” con Renato Zero. 11 anni, piena di dubbi e di paure, ho acceso la TV e ho scoperto questo grande artista che mi ha infuso nuove speranze


 di Giulia Cirillo

Roma, lunedì 25 gennaio 2016


Ero una ragazzetta . Timidamente cercavo di vivere i miei “teneri” 11 anni . Fatti di speranza, attesa, puerile ingenuità. Avevo appena cominciato a confrontarmi con le comuni paure e perplessità preadolescenziali, già sentivo dentro di me che trovare il coraggio di crescere mi sarebbe costata molta fatica. Come a tutti. No, forse un po’ di più. Perché ero “diversa”,ero costretta a stare nella sedia a rotelle fin da quando ero nata. I miei genitori mi avevano da sempre abituata a vivere con serenità la mia condizione, non serviva pietismo nei miei confronti, non dovevo sentirmi inferiore rispetto agli altri. Avevo delle difficoltà motorie,questo si, ma con impegno e caparbietà sarei potuta arrivare dove volevo. Questo il messaggio che mi avevano trasmesso e che mi faceva sentire “forte”. E infatti,non a caso, avevo una vita sociale piena. A scuola , in parrocchia, per strada… dovunque andassi trovavo persone che mi volevano bene. Eppure quel senso di imbarazzo di fronte alla consapevolezza di non poter correre come gli altri,di non poter avere una vita pienamente autosufficiente,non mi lasciava mai. Ero sorridente, solare,ma anche introversa e chiusa nei miei “perché”.

Un’estate difficile

Ricordo benissimo l’origine del “sogno” che sto per raccontarvi. Un sogno che è cresciuto con me e che tutt’ora instancabilmente mi vive accanto. Tutto ha avuto inizio in una sera di giugno del ’99. Ero annoiata,ma soprattutto triste. Mi ritrovavo costretta a letto, ingessata dal petto in giù in seguito ad un intervento chirurgico all’anca. Per fortuna era andato tutto bene,ma i dottori mi avevano avvisata che la ripresa sarebbe stata molto lunga. Avrei dovuto sopportare quella bardatura per tutta l’estate. Niente mare, niente evasioni, solo cure e riabilitazione. Una realtà che la mia mente “bambina” proprio si rifiutava di accettare. Mi sentivo chiusa in una gabbia, impaziente di uscire ma impossibilitata a farlo. Tuttavia, a rallegrarmi c’era Silvia, la mia dolce sorella gemella. Quanta dedizione nei miei confronti! Non si stancava mai di regalarmi sorrisi e di starmi vicina, mi faceva sentire davvero amata, meno sola.

Accendo la televisione e …

Quella sera però è successo qualcosa in particolare che mi ha fatta sentire “viva”,qualcosa di apparentemente banale, ma che per me ha contribuito a rendere quei mesi più sopportabili, anzi, posso dire di essere riuscita a vedere quel periodo per me così opprimente con altri occhi, con occhi positivi. Non sapevo cosa fare per ingannare il tempo. Allora ho cominciato a premere distrattamente i tasti del telecomando in cerca di qualcosa che mi facesse incuriosire. O che semplicemente non mi facesse pensare. Sembrava non esserci nulla che mi potesse interessare. Tanto è vero che ad un certo punto ho chiuso gli occhi, quasi per cercare di addormentarmi. Ma ad un tratto tutto è cambiato.

… compare Renato Zero, il grande artista

Ho girato canale ed ecco che è apparso un uomo vestito tutto di bianco, con i capelli nero corvino, un uomo che cantava e ballava scatenato, sopra un grande palco con un numero impressionante di spettatori. Che melodie coinvolgenti, che voce passionale,che incredibile capacità interpretativa.

Renato Zero assieme alla ballerina Carla Fracci
Renato Zero assieme alla ballerina Carla Fracci

Per me era chiaro. Quell’artista non si limitava solo a cantare le sue canzoni, ma le interpretava come un abile attore di scena, le sentiva dentro alla sua pelle perché probabilmente le aveva vissute in prima persona. Persino il suo corpo era diventato “linguaggio”. Si, lui il corpo lo faceva parlare,lo faceva esprimere. Le sue mani poi si dimenavano a ritmo di musica con incredibile dinamicità.

Rapita e commossa

Non riuscivo a staccare lo sguardo dalla televisione. Ero “rapita” dalla sua musica, dai testi così “quotidiani” dei suoi brani. Parlava degli “ultimi” degli esclusi,della gente comune. Era vicino alle persone semplici. Vicino a me, che in quel momento mi sentivo sola con me stessa e avevo bisogno di una parola di conforto. Era un vero amico. “Amico è tutto,l’eternità” ha cantato ad un certo punto … in quel momento ho provato una strana sensazione, mi sembrava che quelle parole fossero rivolte a me, quasi ad incitarmi, a darmi coraggio,a dirmi di non mollare. Non sono riuscita a trattenere le lacrime,ero emotivamente coinvolta. Sentivo di avere una spinta di fiducia in più. Poi è venuta la volta de “La Pace sia con te”. Si,la pace doveva essere con me. Non era più tempo di trincerarsi dietro l’insofferenza. D’altronde c’era di sicuro chi stava peggio di me, dovevo prenderne coscienza e andare avanti. Era intensa l’emozione che provavo, mi sembrava di essere catapultata in un’altra dimensione … una dimensione reale ed insieme fantastica, dove la sofferenza veniva “tinta“ di speranza.

Una passione che non mi ha più lasciata

Questa sensazione l’ho provata per tutta la durata del concerto, mentre mia sorella sorrideva, quasi divertita dalla portata del mio coinvolgimento, che veniva stimolato anche dall’eleganza di Carla Fracci e del suo corpo di ballo, perfetta “cornice” di tutto lo spettacolo. Al termine dell’ultima esibizione il pubblico si è lasciato andare ad un caloroso applauso e ha gridato: RENATO ZERO! RENATO! Questo era i suo nome. E Cantiere Fonopoli il tour che stavano trasmettendo. Ignoravo di cosa si trattasse il progetto Fonopoli. Cosi come nulla sapevo di questo straordinario animale da palcoscenico. Eppure già ero sicura che non avrei smesso di seguirlo, che non mi sarei fermata a quel momento. Quella sera mi sentivo più serena, cullata da pensieri positivi, da tutte le immagini e i suoni impressi nella mia mente. Da quel giorno, Renato avrebbe fatto parte della mia “storia”. Quel “colorato” e poliedrico modo di vivere, che solo più tardi ho scoperto essere chiamato ZEROFOLLIA, mi era entrato dentro. Si era incarnato nel mio “io”, non avrei più potuto farne a meno.

Giulia Cirillo

Pubblicato da Giulia Cirillo

Giulia Cirillo è nata a Roma nel 1987, dove vive tuttora. Nel 2006 si è diplomata al Liceo Linguistico, dove ha studiato l’inglese, il francese e lo spagnolo. Adesso è iscritta alla facoltà di Filosofia dell’Università di Roma Tre, ed è prossima alla Laurea. Ha un grande interesse per la scrittura, portato avanti negli anni collaborando con vari giornalini e blog, e aspira a diventare giornalista. Il suo indirizzo e-mail è [email protected]

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