DA ROMA A TRENTO, LA MIA FUGA PER L’INDIPENDENZA (2° parte)

Per leggere la prima parte di quest’articolo, nella quale parlo delle motivazioni che mi hanno indotto a fare questa vacanza-esperimento in Trentino, andate qui
Giulio a Trento


di Giulio Simeone

Roma, mercoledì 18 maggio 2016


Il primo giorno: subito a sfrecciare nel parco!

Adesso, a distanza di otto anni, sono in grado di affermare con certezza che Alessia Lucentini aveva dato una clamorosa prova di incompetenza e di pregiudizio medico, perchè a Trento mi sono bastati pochi minuti per acquisire un buon controllo del mezzo, e già il primo giorno, come si vede dal video qui sotto, ho sfrecciato per lunghi tratti sui rettilinei del bellissimo parco Fratelli Michelin e per le vie quasi deserte del quartiere Albere di Trento, un quartiere di nuova costruzione che però è ancora scarsamente popolato.
 E’ difficile descrivere il senso di felicità e di libertà che ho provato quel giorno manovrando per la prima volta il mezzo, finalmente non dovevo più vedere gli altri guidare, come avevo fatto per una vita, ma ero io stesso al posto di comando, libero di stabilire la direzione e la velocità che volevo, e di andare dove volevo!

 Al Museo delle Scienze

Il secondo giorno, con mia madre che mi ha accompagnato nel corso di questo viaggio, siamo andati al Museo delle Scienze, che stava nei pressi dell’appartamento dove alloggiavamo. Anche qui, come si vede dal video, me la sono cavata abbastanza bene, riuscendomi a districare tra gli oggetti esposti e le molte persone, soprattutto scolaresche in visita, che affollavano il museo.
Ho avuto qualche plausibile, visto che era il secondo giorno che guidavo, difficoltà a manovrare in spazi stretti; in seguito, però, con la pratica, sono migliorato anche in questo.

La prova dei mezzi pubblici

Il terzo giorno ho affrontato la grande prova dei mezzi pubblici. Il primo approccio in
realtà è stato disastroso, con la carrozzina che stava scivolando fuori dalla rampa per salire sul mezzo e con l’autista che ha dovuto fare uno sforzo per rimetterla in carreggiata. Però mi sono subito riscattato, scendendo dallo stesso autobus e poi salendo e scendendo da un altro autobus in modo corretto. In tutto, durante il mio soggiorno a Trento, ho preso 8 autobus e tutti erano regolarmente dotati di pedana estraibile per le sedie a rotelle e per i passeggini. Visto che tutti recavano il simbolo della sedia a rotelle, ciò dovrebbe essere scontato, ma purtroppo a Roma non lo è affatto: molti autobus che non sono accessibili recano ugualmente il simbolo della sedia a rotelle, quasi in segno di irrisione verso i diversamente abili. Neanche sono capaci a dirci quali autobus funzionano e quali no…

Carrozzina a suo agio anche sui sassi

Prendendo i mezzi pubblici, dal quartiere Albere, in circa quindici minuti si raggiunge il centro, pieno di attrazioni turistiche interessanti da visitare, come il Castello del Buonconsiglio, il Duomo, la Chiesa di Santa Maria Maggiore. La maggior parte dei marciapiedi del centro che abbiamo percorso, oltre ad essere dotate di scivoli, hanno la superficie liscia, ma la carrozzina MEYRA se la è cavata alla grande anche su superfici ben più arcigne. .. dopo il percorso compiuto in questo video, si merita a pieno titolo l’appellativo di macchina schiacciasassi!

La Cooperativa Handicrea, da vent’anni a fianco dei disabili trentini

Il quarto giorno siamo stati sempre in centro a recare visita alla Cooperativa Handicrea, che nei mesi precedenti, grazie ad Eleonora Nicolodi e alla presidente Graziella Anesi, era stata molto efficiente nel fornirmi numerose informazioni sull’accessibilità della città, che mi sono risultate utilissime sia ai fini del mio soggiorno, sia ai fini dei miei articoli. Tale cooperativa infatti gestisce sportelli informativi in varie città della provincia di Trento, ma non solo: dal 1995, anno della sua fondazione, si batte strenuamente per i diritti dei disabili e collabora attivamente con l’amministrazione locale per lo sbarrieramento della città. Se in quindici anni, la percentuale di fermate accessibili nella città è salita dal 3% al 40%, sicuramente una parte di merito si può ascrivere alla Cooperativa Handicrea.

Foto nella sede dalla Cooperativa Handicrea con la Presidente Graziella Anesi, in basso a destra, e con le altre tre operatrici

Foto nella sede dalla Cooperativa Handicrea con la Presidente Graziella Anesi, in basso a destra, e con le altre tre operatrici

L’impegno di Graziella Anesi: Trento sul modello di Berlino

Tutto nacque da un viaggio che Graziella Anesi, donna estremamente battagliera, fece a Berlino nei primi anni ’90: lì, vedendo strade e mezzi pubblici accessibili, si rese conto che il concetto di città a misura di disabile non era utopistico, e da allora si è battuta con tutte le sue forze per trasportare tale concetto anche a Trento. A distanza di circa vent’anni, possiamo dire che è pienamente riuscita del suo intento, e tutti i disabili che vivono a Trento devono senz’altro ringraziarla. Adesso toccherebbe a me trasportare il concetto di città accessibile da Trento a Roma, così come Graziella l’ha trasportata da Berlino a Trento; ma, con una controparte così poco reattiva e disponibile al dialogo come quella degli ultimi anni, penso che faccio molto prima a smontare le tende dalla mia città e a trasferirmi!

Rallenta un attimo, Giulio …

Ritornando al resoconto del mio viaggio, gli ultimi due giorni del mio soggiorno a Trento sono ancora andato in giro con la carrozzina elettrica. L’ultimo giorno, senza utilizzare i mezzi pubblici, siamo arrivati in centro in circa quaranta minuti, ma solo perché dovevo permettere a mia madre di stare al passo con me, altrimenti andando al massimo della velocità avrei fatto molto prima! Una situazione completamente nuova per me: per tutta la vita erano gli altri che dovevano rallentare per stare al mio passo, nel corso di quest’esperimento si è verificato l’esatto contrario!

Trentino, un Eden non solo per i disabili

Lunedì 4 aprile è iniziata la seconda parte della vacanza: il nostro fidato tassista Daniele ci è venuto a prendere a Trento e ci ha portato ad Arco. Conosciamo Daniele dal 2012, e la prima volta che lo avevamo sentito parlare, ci eravamo sorpresi nel sentire non il solito accento trentino, ma un accento a noi familiare: infatti Daniele alcuni anni prima si era trasferito ad Arco da Velletri, naturalmente si è trovato benissimo sia come lavoro sia come qualità della vita. Il Trentino può garantire il salto di qualità non solo alle persone disabili, ma anche a parecchia gente senza alcun problema fisico: io stesso prediligo il Trentino a Roma non solo perché ho una disabilità, ma per molti altri motivi, tanto per cominciare perché una cosa è vedere, in qualunque punto ci si trovi, uno splendido panorama di montagne, laghi e valli, una cosa è vedere chilometri e chilometri di edifici e di strade spesso tenuti molto male. Al contrario, anche la manutenzione urbana delle città del Trentino è ottima, a questo penso che contribuisca anche il senso civico dei cittadini.
Il Trentino: splendidi panorami, edifici gradevoli e ben curati, strade pulite ... ed accessibili
Il Trentino: splendidi panorami, edifici gradevoli e ben curati, strade pulite … ed accessibili

 Ad Arco per il torneo di scacchi

Il giorno stesso del nostro arrivo, alle 15 è iniziato il torneo di scacchi presso l’ Hotel Palace. Esso è durato sei giorni, dal lunedì pomeriggio al sabato mattina. La cronaca dettagliata del torneo esula dagli scopi di quest’articolo: dirò solo che ho giocato sette entusiasmanti partite, vincendone due, pareggiandone quattro e perdendone solo una, contro Fabio Bruno, un fortissimo giocatore che undici anni fa ha vinto il massimo titolo nazionale. Oltretutto, contro di me questo giocatore non ha vinto facilmente, soprattutto all’inizio gli ho dato parecchio filo da torcere: in quest’articolo ho fatto un resoconto dettagliato della partita. Alla fine mi sono classificato all’ 8′ posto su 24 giocatori, aggiudicandomi un premio di 80 Euro.
Una fase dell'ultimo turno del torneo di scacchi, che mi ha visto impegnato contro il belga Cluyts
Una fase dell’ultimo turno del torneo di scacchi, che mi ha visto impegnato contro il belga Cluyts

Carrozzina OK anche ad Arco

Tornando all’esperimento della carrozzina, anche ad Arco è andato sostanzialmente bene. Anche i percorsi di tale città sono completamente sbarrierati, gli scivoli sono ovunque, i marciapiedi sono un po’ più stretti rispetto a Trento e in alcune strade non ci sono, ma il traffico è minore e ci sono ampie zone pedonali. Almeno la mia carrozzina non si è lasciata certo intimidire dai sampietrini delle strade del centro, e li ha percorsi senza problemi. Si può senz’altro dire, quindi, che anche ad Arco la carrozzina garantisce alle persone disabili una buona indipendenza negli spostamenti. La ditta è venuta a ritirare la carrozzina la mattina dell’ 8 aprile, quindi gli ultimi quattro giorni di vacanza ho camminato a piedi.

Indipendenza = fiducia in se stessi

Che dire? Sicuramente l’esperimento che ho condotto ha avuto pieno successo, e ha dimostrato che sia a Trento che ad Arco, con una carrozzina elettrica, sono in grado di andare dove e quando voglio in tempi abbastanza brevi, senza contare che un trasferimento definitivo mi darebbe diritto a contare in qualche misura sul servizio di accompagnamento “Muoversi”, molto efficace e ben tarato sulle esigenze degli utenti. A Roma, invece, come spiegato, la completa indipendenza negli spostamenti mi risulterebbe piuttosto costosa e laboriosa. Le questioni personali e lavorative che attualmente mi separano da un trasferimento definitivo a Trento esulano dagli scopi di quest’articolo: certamente io penso che una persona disabile debba fare tutto quello che è nelle sue possibilità per trasferirsi in un luogo che gli garantisca il maggior grado di mobilità possibile, ove egli non abbia già la fortuna di viverci. Infatti, come ho scritto a conclusione di questo lungo articolo sull’autostima delle persone disabili, la libertà di muoversi è una componente essenziale della fiducia in se stessi di qualsiasi individuo, anche perchè gli consente di essere parte attiva di qualsiasi gruppo del quale egli faccia parte, fino ad una famiglia che voglia eventualmente costruire. La libertà di spostarsi autonomamente è anche preferibile rispetto allo schema di un assistente personale che ti accompagna ovunque, non solo per motivi economici, ma anche per motivi di dipendenza psicologica. Certo, ci sono disabilità più serie di altre, ma io ho visto con i miei occhi anche individui con disabilità molto serie guidare una carrozzina elettrica: in quest’articolo ho parlato di Alessio Viviani, giocatore di scacchi fortissimo e indubbiamente di livello molto superiore al mio, che purtroppo è quasi completamente paralizzato, ma che, in contesti accessibili, riesce a spostarsi in modo autonomo.

Cambiare città per sconfiggere l’handicap

In conclusione, mi sento di dire a qualsiasi persona disabile di non arrendersi di fronte alle difficoltà, quanto meno di tentare tutte le strade possibili prima di arrendersi, proprio come in una partita a scacchi. Occorre tenersi bene informati in primo luogo sulle possibilità che offrono le nuove tecnologie, che evolvono a ritmo molto rapido; in quest’ articolo ho parlato della carrozzina Genny, che si può manovrare soltanto con il busto tenendo le mani libere, e in quest’altro articolo ho parlato delle automobili senza conducente, che ancora non sono sul mercato ma lo saranno presto. Poi, appunto, chi vive in una città poco accessibile, deve essere consapevole che esistono città che vengono meglio incontro al suo desiderio di autonomia, un desiderio che, penso, caratterizzi qualsiasi persona sulla faccia della terra, e prendere in considerazione l’idea di trasferirvisi, per quanto io stesso sia consapevole che la cosa non è sempre immediata. Una persona che ha un handicap serio in un determinato luogo, non è detto che lo debba avere ovunque.
Giulio Simeone

Pubblicato da Giulio Simeone

Giulio Simeone is a web journalist based in Rome, Italy. He graduated in Mathematical Sciences in 2002, then he worked several years as a software developer and later, around 2010, began to turn his efforts to journalism. Now he writes for the web magazines www.sociale.it and www.socialplace.it, that are published by the company he works for. He speaks fluent Italian, English, and Spanish, his e-mail address is [email protected]

Secured By miniOrange